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TOSCANA OGGI 28 giugno 2015

L’intervista: padre GUIDALBERTO BORMOLINI dei Ricostruttori nella preghiera

«Parole contro i potenti ma anche un richiamo alle nostre coscienze»

DI RICCARDO BIGI

Padre Guidalberto Bormolini, sacerdote e monaco della comunità dei Ricostruttori nella Preghiera, specializzato in antropologia teologica, vive il contatto con il Creato nella casa di Santa Maria in Acone, sulle pendici del Monte Giovi, dove la sua comunità ha realizzato un luogo per incontri e ritiri. Questa enciclica, dice padre Guidalberto, può essere l’occasione di una «conversione ecologica» che vede i cristiani in dialogo con tutti gli abitanti del mondo.

L’enciclica prende il titolo dal Cantico delle Creature di San Francesco: «Laudato si’». Ma non è solo una lode del creato: dentro c’è un forte appello rivolto a tutti per la cura della casa comune...

«È stata una enciclica tanto attesa, e il rischio quando c’è una forte attesa è che le aspettative vengano deluse. In questo caso no, almeno dal mio punto di vista. È un testo che contiene sia novità che radicamento nella tradizione. C’è stata una tendenza in tempi recenti da parte di alcuni pensatori di attribuire al pensiero giudaico-cristiano le motivazioni del disastro ecologico: addirittura secondo alcuni questa sarebbe la principale causa, attraverso la secolarizzazione, la desacralizzazione della natura...».

Secondo questo pensiero, il cristianesimo quindi avrebbe allontanato l’uomo dalla natura, da quel rispetto sacrale per la natura che caratterizzava epoche precedenti...

«Papa Francesco invece si riallaccia alla tradizione bimillenaria di grande amore per la natura, una tradizione ignota spesso anche ai cristiani. Per questo è una enciclica che si riallaccia alla tradizione ma è anche rivoluzionaria perché ci ricorda qualcosa che era dimenticato anche in seno alla Chiesa».

Francesco richiama anche il magistero recente dei suoi predecessori, da Giovanni XXIII a Benedetto XVI...Anche in questo caso, un aspetto del magistero forse meno ascoltato o su cui si è fatta meno attenzione?

«Forse non era un tema che ha stimolato i mass media. Benedetto XVI ha avuto grande attenzione al tema della natura, ma su questo aspetto è stato trascurato dagli osservatori esterni. Papa Francesco si è mosso con un grande impatto, e questo è un bene perché ce n’era estremamente bisogno».

Il Papa riprende un tema a lui molto caro: la cultura dello scarto che ci spinge ad abbandonare ciò che non serve, comprese le persone. Gli ultimi, gli esclusi, gli abitanti delle periferie del mondo: sono loro, dice il Papa, che pagano le conseguenze più pesanti del degrado ambientale e della mancanza di cure per la casa comune. Come accade questo?

«Accade perché la mentalità consumista, il “paradigma tecnocratico” di cui parla il Papa, secondo cui la macchina, la tecnica diventano l’unico interesse, inevitabilmente fa sì che tutti gli esseri viventi, compreso l’uomo, vengono visti come funzionali a un interesse. Il Papa è molto chiaro a questo riguardo: tutto ciò che non serve viene tagliato fuori. C’è un punto molto importante, che è stato anche un mio cavallo di battaglia: l’ecologia integrale in cui l’essere umano fa parte degli esseri di cui dobbiamo prenderci cura. C’è anche un ecologismo radicale, che dice cose molto interessanti ma che non contempla per l’essere umano la stessa cura che ha per tutte le altre creature. Nell’enciclica c’è un richiamo a una visione globale di tutte le creature sofferenti a causa di un meccanismo in cui manca l’amore per l’ambiente: una visione che deve comprendere soprattutto gli esclusi umani».

Il Papa fa accuse anche forti a una politica sottomessa all’economia e alla tecnologia. Cosa intende?

«Sono parole forti come è il suo stile e come dovrebbe essere lo stile di un cristiano in generale. In questo fa anche un appello alla nostra coscienza. C’è un aspetto molto interessante, che poi è il cuore del modo di operare dei cristiani: da un lato c’è la parola forte contro i poteri, gli interessi che ledono la natura e l’essere umano che ne fa parte. Dall’altro lato c’è anche un forte appello alla coscienza. Altrimenti il rischio per molti è di deresponsabilizzarsi attribuendo le colpe di tutto sempre ai potenti. Ma la nostra non è una piccola parte: la responsabilità nostra è sempre grande, va giocata».

L’appello che il Papa fa alle nostre coscienze è a «rallentare il passo», a «ridefinire il progresso», porre limiti a quella crescita che il Papa definisce «avida e irresponsabile». È questa la ricetta che ci indica. Come si traduce in concreto?

«C’è un richiamo costante, nell’enciclica, al fatto che la tecnica ha comunque un suo valore. Io vengo da una famiglia artigiana, da ragazzo ho fatto il falegname, il carpentiere... Il mio datore di lavoro, il mio “padrone” si diceva una volta, mi ha insegnato prima a far tutto a mano; poi dopo usavi le macchine. Sennò sei un’appendice della macchina, mi diceva: la macchina deve toglierti la fatica ma non puoi diventarne schiavo. La tecnica può essere importante e liberante; l’immagine più convincente che per spiegare cosa significa tecnica a servizio dell’uomo portava l’esempio del signor Singer, che aveva inventato la macchina da cucire per alleviare la fatica della moglie, farle avere più tempo libero, non essere schiacciata dal lavoro. Questa è la tecnica a servizio dell’uomo: se invece la tecnica è a servizio del profitto, allora schiaccia l’uomo. Io da operaio sono stato contento che ci fossero macchine che mi toglievano la fatica: ma non si può diventare pezzi di un marchingegno rivolto solo al profitto, solo al denaro».

L’appello del Papa è anche un invito al cambiamento, dal basso, degli stili di vita. La vostra comunità vive già uno stile di vita molto attento al rispetto del creato: quali sono le piccole e grandi lezioni che anche noi possiamo imparare?

«È molto interessante, l’enciclica, per il capitolo che parla di una spiritualità ecologica. Potrebbe essere la novità rivoluzionaria che il cristianesimo porta in un pensiero ecologista, secondo il modo in cui il cristianesimo dialoga con altre culture, con altre religioni: senza schiacciare, senza distruggere. Pensiamo a come ha adottato la filosofia greca, portando la sua aggiunta, perfezionando qualcosa in cui lo Spirito aveva già seminato. Oggi c’è una crescente sensibilità ecologica, soprattutto nei giovani, a volte anche radicale: questo ci deve affascinare, perché il radicalismo fa parte della visione cristiana: non l’integralismo, che è ben altra cosa».

Su questi temi vediamo a volte anche mode, proposte difficilmente percorribili o scelte estreme che non sempre sono condivisibili. Come si fa a distinguere?

«È il momento in cui possiamo riproporre i grandi temi dell’ascesi cristiana, che oggi a volte fanno un po’ allergia per il linguaggio vetusto con cui sono presentati, ma che invece sono molto simili ai temi che i giovani ci propongono dall’ambito ecologista: l’attenzione al corpo, l’attenzione alla natura. In realtà l’ascesi alle origini era questo: attenzione alla creazione, compreso il nostro corpo, perché funzioni secondo il progetto divino e non secondo altre logiche».

La novità, in questo senso, potrebbe essere quella di riscoprire certe pratiche, come il digiuno o certe forme di sobrietà, non in chiave soltanto penitenziale, non come autopunizione ma come via cristiana al benessere: non per rinunciare ma per acquisire pienezza di vita?

«È esattamente così: questo purtroppo è ignorato oggi anche dai cristiani, va riscoperto che l’ascesi alle origini non era una pratica penitenziale come è inteso nel linguaggio odierno. Fra l’altro la stessa parola penitenza nel linguaggio antico era intesa in modo molto diverso da come la intendiamo oggi: indicava più una conversione totale. San Paolo ci dice che il corpo è il tempio dello Spirito: non si può distruggere il corpo con l’ascesi. L’ascesi alle origini è lo spazio in cui creare le condizioni per una vita bella, una vita sana. Il programma del Signore, del nostro Maestro, è quello delle Beatitudini: lui vuole che stiamo bene. Che il corpo con le sue esigenze non sia un tiranno ma sia integrato in questa armonia, in questa bellezza. La vita sana: Sant’Ambrogio o Clemente Alessandrino ad esempio consigliano la dieta vegetariana perché si sta meglio, non per stare peggio. Anche il digiuno periodico: oggi la scienza ci dice che serve a ripulire il corpo, a purificarlo. Per cui può avere sia funzione spirituale, di ausilio alla preghiera, che di purificazione. Per un cristiano l’essere umano integrale è fatto insieme del corpo e di tutte le sue dimensioni interiori, la psiche, l’anima, lo spirito».

Nel testo si parla di «spiritualità ecologica. Potrebbe essere la novità rivoluzionaria che il cristianesimo porta in un pensiero ecologista. Oggi c’è una crescente sensibilità ecologica, a volte anche radicale: questo ci deve affascinare, perché il radicalismo fa parte della visione cristiana: non l’integralismo, che è ben altra cosa»

 

L’intervista video integrale è disponibile sul sito www.toscanaoggi.it.